Archivio curato da Paul Nicholls
Ottocento Oltremanica
Storie anglo-italiane
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Già nei primi decenni dell’Ottocento, specie dopo il 1815 grazie anche al Grand Tour, l’Italia era molto di moda in Gran Bretagna, e non solo in ambienti aristocratici.
In particolare, il diffuso entusiasmo per la musica lirica italiana e la simpatia liberale per i prodromi risorgimentali, favorivano chi cercava asilo oltremanica: nel periodo 1816-1848 in qualsiasi salotto letterario inglese la presenza di patrioti italiani era quasi d’obbligo.
Basti ricordare il poeta e letterato abruzzese Gabriele Rossetti, già a Londra nel 1824, padre del pittore preraffaellita Dante Gabriel e del critico d’arte William Michael. Anche Giuseppe Mazzini cercò rifugio in Inghilterra dal 1837 al 1868 interessandosi, come William Rossetti, agli artisti italiani.
Ugo Foscolo, invece, scelse l’Inghilterra come patria di adozione dopo l’arrivo degli Austriaci a Milano nel 1815 e molti italiani frequentavano la sua cerchia di amicizie inglesi.
Tra questi figurava Benedetto Pistrucci, medaglista, che lavorò per la zecca inglese e modellò quasi tutti i còni di Giorgio IV.
In Gran Bretagna gli artigiani italiani erano molto rispettati. Famoso era l’orafo Alessandro Castellani che, bandito da Roma nel 1861, vendette al Kensington Museum una grande collezione di gioielli.
Antonio Salviati, mosaicista, fece fortuna fondando con Austen Henry Layard e Sir William Drake una ditta a Londra nel 1866.
Lo scultore Carlo Marochetti, invece, arrivò a Londra da Parigi nel 1849, in seguito della deposizione di Luigi Filippo, ingraziandosi la famiglia reale inglese, tanto che eseguì la statua di Riccardo Coeur de Lion a cavallo per la Great Exhibition del 1851.
Altra figura attorno a cui si riunirono artisti e artigiani italiani era il principe di Galles, figlio della regina Vittoria.
Il caricaturista Carlo Pellegrini (“Ape”), abbandonata Napoli nel 1864, diventò un habitué di corte e protagonista di “Vanity Fair”; il pittore di marine Edoardo de Martino, lasciata Napoli per motivi politici nel 1867, si trasferì prima in Brasile e poi a Londra nel 1875, dove fu nominato pittore ufficiale della marina britannica.
Sempre nel 1875, il compositore abruzzese Paolo Tosti iniziò a frequentare Londra, dove si stabilì successivamente: fu insegnante di musica della famiglia reale.
Lo scultore Giovanni Focardi visse a Londra dal 1870 al 1879, ma tornò nel 1882-83 perché incontrava migliore accoglienza che in patria.
Senz’altro un coefficiente della fama e fortuna di molti italiani in Gran Bretagna fu una benevole predisposizione nei confronti dell’Italia, prima come culla della civiltà antica e poi come paese liberato dall’oppressione straniera.
Un’ovazione eccezionale salutò Vittorio Emanuele in visita a Londra nel 1855, e Garibaldi nel 1864. In Inghilterra si cantavano le arie di Rossini e le romanze di Tosti.
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