Archivio curato da Paul Nicholls
Ottocento Oltremanica
Storie anglo-italiane
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A Sunday Afternoon in a Picture Gallery, The Graphic 1879
Negli anni Quaranta, in Gran Bretagna, lo scandalo suscitato dalla vendita di opere d’arte antica false stimolò la nascita di un mercato dell’arte contemporanea, che ovviava a problemi di attribuzione e autenticità.
Spazi espositivi alternativi a quelli istituzionali, come la Royal Academy o la Society of British Artists, favorivano libere mostre ed elevarono la figura del mercante da semplice gestore di merce, antica e moderna, a intermediario tra artista e collezionista.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, quindi, furono inaugurate molte gallerie private, con un apice negli anni 1875-85, quando l’invasione di Regent Street e Bond Street associò l’acquisto di dipinti allo shopping di lusso: tipico di questo periodo era lo stravagante arredo della Grosvenor Gallery.
Inoltre, Londra divenne una piazza internazionale, grazie anche all’attività di molti operatori stranieri, da Gambart a Everard, da Durand-Ruel a Goupil, che avevano sedi anche all’estero.
L’introduzione di mostre stagionali e retrospettive incrementò ulteriormente l’utile commerciale delle gallerie: Achille Vertunni espose sei grandi tele alla Dudley Gallery nel 1870, Luigi Premazzi fu celebrato alla Burlington Gallery nel 1879, Nino Costa alla Fine Art Society nel 1882, Telemaco Signorini da Lucas in Hanover Square nel 1883 e Herman Corrodi alla French Gallery nel 1902.
Molti mercanti avevano iniziato la loro attività come fornitori di articoli per le belle arti, restauratori o corniciai, così come in Francia e in Italia, e specialmente come commercianti di stampe.
Alcuni poi, come Vizard, Coutts Lindsay o Hallé, puntando sul crescente mercato contemporaneo, cercavano approvvigionamenti anche in Italia, facendo acquisti sia alle esposizioni pubbliche, sia rivolgendosi direttamente agli artisti.
Li sponsorizzavano non solo alla Royal Academy, ma anche presso altre sedi espositive londinesi e altrove in tutta la Gran Bretagna, fornendo la chiave di accesso a una rete capillare dove, tra l’altro già da alcuni decenni, non era facile distinguere il “mercante-agente” dal “gentleman-connoisseur” .
Fra i più importanti agenti e mediatori legati agli artisti italiani vanno ricordati: Keningdale Cook, Giuseppe Guarducci, Joseph Harris, Joseph Hogarth, Algernon Marsden, Robert McTear, George Squire e Samuel Tolfrey; mentre fra i diplomatici e aristocratici: Lord Ronald Gower, George Howard, Joseph Severn e lo stesso Frederic Leighton.
Inoltre l’espansione commerciale degli anni Settanta attirò molti italiani Oltremanica, che prediligevano appoggiarsi a gallerie alla moda come McLean’s, Tooth, la French Gallery, la Grosvenor Gallery e la Fine Art Society.
In Gran Bretagna si mirava soprattutto al successo economico: “Mille sterline!”, esclamò un artista italiano premiato da un acquirente inglese in un romanzo di Bruno Sperani del 1892, “Quante gli parevano! Una fortuna; un capitale inesauribile.”
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